HomeFirenzeCronacaCoingas, ribaltone in Appello. Assolti Ghinelli, Macrì e Rason: "Non ci fu un patto corruttivo"Cade l’accusa di favoreggiamento per l’ex sindaco, riqualificate le accuse per l’avvocato fiorentino. I giudici non si limitano alla prescrizione e cancellano l’ipotesi dell’accordo sulle nomine per Multiservizi .L’ex sindaco Alessandro GhinelliRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Stefano Brogioni

Tutti assolti nell’appello del processo Coingas: assolto l’ex sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli dall’accusa di favoreggiamento della corruzione, assolto l’avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason dall’accusa di peculato, assolti (e non per prescrizione) l’ex consigliere comunale di Arezzo Roberto Bardelli e l’ex amministratore della partecipata dei cimiteri aretini Multiservizi, Luca Amendola.

E confermati i verdetti di assoluzione già pronunciati nel primo grado celebrato ad Arezzo per l’ex presidente di Estra, oggi nominato al vertice dell’industria Leonardo Spa, Francesco Macrì, e per il commercialista di Cortona Marco Cocci.

E’ questo l’epilogo, in corte d’appello a Firenze, del terremoto giudiziario e politico, con epicentro nella città dell’oro, scoppiato nel maggio del 2019. Nomi roboanti che ieri, con soddisfazione dei rispettivi difensori, hanno visto riscrivere la storia di questi fatti. A cominciare da Olivetti Rason, che in primo grado gli era stata inflitta la condanna più dura: l’accusa di peculato è stata riqualificata in appropriazione indebita e i giudici lo hanno assolto per assenza di querela. "La corte d’appello ha accolto quello che abbiamo sempre sostenuto riguardo all’accusa di peculato nei suoi confronti - dichiara il suo legale, l’avvocato Antonio D’Avirro -: non potendo qualificarsi Coingas e per esso Staderini incaricato di pubblico servizio perché Coingas non ha mai svolto alcuna attività produttiva, tanto che il Comune di Arezzo inizialmente intendeva sopprimerla. Venendo meno la qualifica di incaricati di pubblico servizio, è venuto meno il reato di peculato e il fatto è stato ricondotto al reato di appropriazione indebita divenuto improcedibile per assenza di querela". Soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocato Marco Manneschi, difensore di Amendola: "Si scrive la parola fine di un’annosa vicenda, è stata ripristinata la realtà dei fatti". Soddisfazione anche per gli altri legali Luca Fanfani, Piero Melani Graverini, Roberto Alboni, Stefano Del Corto e Tommaso Ceccarini, impegnati a respingere le richieste della pubblica accusa. La procura di Arezzo aveva infatti impugnato tutte le assoluzioni (anche quella di Macrì, accusato di concorso in peculato) e chiesto una condanna più elevata dei tre mesi inflitti a Ghinelli, oltre che la conferma per Olivetti Rason.