Maiorca di Giovanni Dozzini, edito da Fandango (pp. 312, euro 19), è un libro che racconta di una guerra, quella spagnola, per dire dell’assurdità e della violenza di ciò che accade ora, in Iran e a Gaza, ma è anche e soprattutto un testo che nasce dalla necessità di assumersi una responsabilità: essere un italiano e quindi un compatriota di coloro che nella guerra civile diedero un importante contributo alla vittoria dei franchisti, trucidando con le bombe la popolazione. «Eppure gli uomini non sono mai o quasi mai disposti ad assumersi responsabilità che non siano immediatamente proprie, figuriamoci quelle della storia del proprio paese» scrive Dozzini, che da ragazzo ha trascorso a Barcellona qualche mese in Erasmus, mesi che tornano spesso rievocati nel testo come un periodo di bohème, di spensieratezza. Allora Dozzini credeva che avrebbe fatto esplodere «la bolla di sapone» in cui viveva abitando in una città di provincia come Perugia, attraverso la scrittura piuttosto che «la pratica e il coraggio della realtà». E con questo libro tiene fede alla sua previsione di ragazzo.

MAIORCA RACCONTA dell’arrivo alle Baleari di aerei e piloti fascisti a seguito dell’accordo economico che convinse Mussolini a fornire ai franchisti il sostegno dei propri mezzi aerei, cruciali per il successo dell’impresa nazionalista. Col tempo, i soldati fascisti che andarono a combattere in Spagna, soprattutto perché la paga era buona, come scrive Dozzini, capirono anche che quella dotazione di armi che Mussolini prestava ai falangisti costituiva l’unica risorsa militare di cui poteva fregiarsi l’impero italiano, come sarebbe risultato tragicamente evidente nella seconda guerra mondiale.