Giorgia l’italiana arriva a Evian quando il mattatore americano tiene già banco da un’oretta. Alle spalle ha un incontro in discesa, quello a palazzo Chigi con la premier giapponese Sanae Takaichi. È quasi una gemella politica e tutto va a gonfie vele. Di fronte invece la premier ha un percorso in salita, con due obiettivi tanto importanti quanto difficilmente raggiungibili.
IL PRIMO È RICUCIRE proprio con Donald Trump dopo una rottura che a Meloni, in Europa, è costata parecchio. La diplomazia italiana ci lavora da settimane. Il miglior risultato, che a Roma viene considerato a portata di mano, sarebbe un bilaterale al termine del quale annunciare il ritorno di fiamma. Da Washington, dove il ministro Crosetto è volato per incontrare l’omologo a stelle e strisce Hegseth, qualche segnale positivo arriva. Il ministro italiano esalta il rapporto tra Europa e Usa, dice le parole che gli americani vogliono ascoltare: «Un’Europa forte è necessaria perché la Nato sia più forte». Musica per le orecchie di chi ha appena chiesto di «riequilibrare l’Alleanza» e all’Italia «di fare di più nella Nato».
Crosetto porta in visione un progetto che nella sua stessa maggioranza sarà di difficile attuazione, tanto che nell’aria, pur smentite da Tajani, continuano a risuonare voci su dimissioni minacciate: 40mila riservisti in più entro il 2033. Niente da fare sul Purl, l’acquisto di armi americane, mentre sul Safe, il prestito agevolato europeo, uno spiraglio è ancora aperto. Hegseth concede complimenti sonanti alla premier: «Il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea è dovuto all’impegno del primo ministro. Siamo particolarmente grati per il sostegno nell’ospitare le forze statunitensi in Italia».












