Nonostante il nervosismo da ex fumatrice non ancora divezzata, con le mani che non riescono a star ferme un secondo, Giorgia Meloni è davvero soddisfatta per l’esito del G7. Per una volta il sorriso di qualcuno non implica il malumore di qualcun altro. Sono tutti contentissimi per un vertice che pareva come ai vecchi tempi: tutti d’accordo. Lei forse persino più degli altri.
LA PREMIER ESULTA in conferenza stampa, stavolta senza la chiacchierata cravatta del giorno precedente: «Ottima convergenza su tutto e non era scontato». Merito della quasi pace con l’Iran per la quale lei e tutti gli altri hanno calorosamente ringraziato Trump ma anche di una molto meno garantita concordia sull’Ucraina. «L’unità e fermezza dell’Occidente sono gli strumenti più efficaci per creare le condizioni necessarie ai fini di un negoziato reale», gongola. Qui a pesare è la svolta dell’ondivago Donald, attestatosi dopo oscillazioni d’ogni sorta sulla posizione europea sostenuta con massima forza dall’Italia.
In una cornice per una volta favorevole, Meloni si è data da fare per rimettere in sesto il rapporto con Trump. Tre colloqui, l’ultimo poco prima della conferenza stampa. Qualche scherzo, certo, ma in realtà «abbiamo parlato solo dei temi all’ordine del giorno, di cose serie». Alla fine la premier prima vezzeggiata e poi schiaffeggiata se la sente di affermare che il rapporto «è immutato». Nessun bisogno di rivangare e chiarire: «Siamo caratteri forti, ciascuno impegnato a difendere il proprio interesse nazionale». La spiegazione dell’incidente è tutta qui.










