EVIAN – L’ultimo fotogramma di Giorgia Meloni al G7 di Evian arriva a vertice concluso. La premier è seduta su un divanetto con Donald Trump. Manca l’audio, dunque si colgono solo sorrisi, pacche sulle spalle, segni d’intesa. Un rapporto ricucito, questo è il messaggio che Palazzo Chigi ha fretta di veicolare. Propedeutico, forse, a una nuova missione alla Casa Bianca, a cui la diplomazia lavora da tempo e che vorrebbe strappare entro fine luglio. Di certo, non basterà questo nuovo colloquio per risolvere l’enorme problema politico che minaccia la coalizione di governo. Perché in Italia c’è un ex generale in ascesa da gestire.

Niente sigaretta, stavolta. Il fumo è un vizio che Meloni prova a dimenticare, «ho rinunciato qualche tempo fa, non ve ne siete accorti…». Dopo la conferenza stampa finale, la leader resta qualche secondo ad ammirare il lago e chalet pagati a peso d’oro dai turisti. Quindi riparte per Roma. Dove la maggioranza è alle prese con Roberto Vannacci.

La strategia della premier per fronteggiarlo è ormai chiara: indicarlo come il traditore della causa, la quinta colonna della sinistra. Non per le idee filoputiniane o le X dedicate con affetto alla Decima Mas, mai condannate, semmai per aver votato in più occasioni contro il governo. È lui, accusa, l’artefice della rottura. «Mi pare che sia Futuro nazionale ad aver chiuso all’alleanza».