Una delle figure di spicco nel blitz di oggi della guardia di finanza di Palermo è Raffaele Galatolo, che è ritenuto boss di vertice dell'Acquasanta e uomo collegato allo storico vicolo Pipitone di Palermo. Nelle carte giudiziarie sono fotografate gli affari illeciti del mandamento mafioso di Resuttana, il quale comprende le famiglie di Resuttana, Acquasanta, Arenella e Vergine Maria. «Nel territorio dell’Acquasanta sono stati sempre egemoni i nuclei familiari dei Galatolo e dei Fontana che risultavano a loro volta legati ai costruttori Graziano. Questi ultimi avevano, a loro volta, realizzato investimenti immobiliari con i Madonia, i quali, per un certo periodo, erano stati posti a capo dell'intero mandamento di Resuttana», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare.

A un certo punto, nel 2014 si pente Vito Galatolo che permette di fare luce sulle inquietanti storie legate alla famiglia mafiosa e al vicolo Pipitone. I giudici nel processo Mani in Pasta hanno scritto di Vito Galatolo: «Per quanto il tenore delle sue dichiarazioni risulti spesso connotato da toni alquanto coloriti, non si può certamente negare che ci si trova al cospetto di un soggetto storicamente inserito, anche per discendenza familiare, nell'associazione mafiosa Cosa Nostra e, soprattutto, nella famiglia dell'Acquasanta e, in definitiva, di un individuo ben a conoscenza di tutte le dinamiche associative e dei principali protagonisti di questa articolazione mafiosa».