«Se io ho il revolver di sopra ti ammazzo, mi pigliasti per qualche fango?». Il boss Raffaele Galatolo, 75 anni, non andava per il sottile e si diceva pronto a fare ricorso alle armi per risolvere varie faccende. In diverse intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta, il boss dell’Acquasanta, già condannato all’ergastolo per omicidio, in occasione dei permessi premio concessi durante la detenzione, avrebbe utilizzato metodi violenti.«Un fatto gravissimo - scrive il gip Walter Turturici nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato al blitz di tre giorni fa - che segnala l’irreversibilità della scelta di appartenenza alla mafia. Il lungo periodo di detenzione non ha determinato alcuna rieducazione in Galatolo. Che ha esercitato il potere all’Acquasanta in modo davvero sfrontato, è risultato avere la disponibilità di armi e ha reiteratamente esternato intenzioni omicidiarie». Delitti che non sono stati compiuti.È il 12 aprile del 2023 quando il capomafia esprime la volontà di uccidere un giovane e lo fa dicendo di non avere nulla da perdere: «Io ho l’ergastolo, non esco più. Domani io ci vado ad atterrare suo figli. Pam-pam e lo ammazzo, in galera ci voglio andare tranquillo». A dicembre del 2021 aveva espresso l’intenzione di assassinare una persona che si trovava in carcere: «Se esce gli devo tirare qualche revolverata. Mi dovete morire voialtri se non ci sparo davanti ai cristiani». E in un successivo incontro con la persona che voleva far fuori si era presentato armato. Raccontando a un suo interlocutore: «Ci sono andato con il revolver di sopra. Me lo sono messo dietro la schiena». Agli atti dell’inchiesta ci sono altri passaggi in cui il boss avrebbe manifestato i suoi propositi violenti, facendo comprendere di avere la disponibilità di armi: «Io mi imposto che ammazzo, che vi scippo le teste».Il giudice lo definisce «un soggetto pericoloso, che potrebbe perseverare non solo nelle sue condotte di appartenenza a Cosa nostra ma anche rendersi autore di gravi delitti con l’uso di armi. Ad onta dell’età avanzata, ha energicamente esercitato il controllo del territorio ed è stato riconosciuto come referente mafioso anche da soggetti appartenenti ad altre articolazioni di Cosa nostra».
Palermo, il boss Galatolo: «Ho il revolver di sopra, vengo e ti ammazzo»
Nelle intercettazioni emerge la volontà di compiere delitti. Il giudice: «È un soggetto pericoloso, ha esercitato il potere nella sua area in modo sfrontato»











