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Stefano Righi

Nel 2016 il momento più nero, con la crisi delle popolari e delle casse di risparmio, cui sarebbe seguito l’intervento dello Stato in Mps e il maxi aumento di capitale di Unicredit. Ma da allora gli istituti di credito italiani hanno mutato pelle

Due banche italiane sul podio d’Europa. Se le operazioni di Unicredit su Commerzbank e di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi di Siena e la controllata Mediobanca andranno in porto, dietro al Santander, tra le banche più capitalizzate del Vecchio continente, ci saranno proprio loro, Unicredit e Intesa. Per di più, se andiamo ad analizzare la radice delle masse, degli impieghi e in una parola del business che sostiene il conto economico di queste banche, vediamo che i due campioni italiani sono ampiamente primi per giro d’affari europeo. Il Santander è una banca internazionale, basata in Spagna, con una massiccia presenza in Sudamerica. Ma la prima banca per presenza in Spagna è Caixabank, che supera anche il Bbva, altra presenza iberica nella classifica con una marcata dimensione internazionale. Per chi seguiva il settore ancora dieci anni fa, è un panorama incredibile.

TrasformazioneIl 2016 infatti fu l’anno della grande crisi delle popolari venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), che causarono un buco superiore ai 16 miliardi di euro in un territorio circoscritto che non si è ancora ripreso. Fu anche l’anno in cui finì l’avventura di alcune ambiziose e spericolate casse di risparmio (Chieti, Rimini, Ferrara), a cui si aggiunsero la Popolare dell’Etruria e del Lazio e Banca Marche. In quei giorni il Monte dei Paschi attraversava un altro periodo difficilissimo della sua storia recente e avrebbe avviato l’anno successivo l’ennesimo aumento di capitale monstre per colmare il buco di perdite decennali, a cui partecipò il governo italiano. Anche Unicredit non se la passava bene: alla fine del 2016, con effetto sull’anno successivo, vendette il risparmio gestito di Pioneer ai francesi di Amundi e poi si avviò a realizzare il più grande aumento di capitale della storia europea: 13 miliardi di euro cash per salvare il salvabile. Solo Intesa Sanpaolo, in quei momenti burrascosi, fu capace di tenere la barra a dritta: soccorse banche in crisi e fece l’interesse dei propri azionisti. Anche se ci volle del tempo per digerire i salvataggi e premiare i soci.