Se nel 2015 il sistema bancario rappresentava il “grande malato” dell’economia italiana, tra l’ombra dei bail in e la crisi di fiducia, il consuntivo di fine 2025 restituisce l’immagine di un settore radicalmente trasformato. Oggi, l’asse italo-spagnolo è (sorprendentemente) il nuovo motore della redditività bancaria europea. I dati dello STOXX Europe 600 Banks dicono che a dicembre 2024, le banche italiane pesano per il 15% della capitalizzazione free-float dell’indice, superate solo da Spagna e Regno Unito. L’Italia vanta inoltre il primato per numero di istituti quotati, segnale di una dinamicità dell’equity banking che ci rende, almeno in questo caso, i primi della classe. Proprio questa ritrovata forza di mercato suggerisce che il sistema non necessiti più di tutele confinarie, ma di un’integrazione europea che capitalizzi quanto di buono fatto finora.
Efficienza e pulizia di bilancio. Questa performance non è frutto di una dinamica speculativa, ma di una ristrutturazione profonda. L’Italia è oggi tra i primi Paesi europei per utili aggregati e spicca soprattutto sul fronte dell’efficienza operativa: dal 2020 la forza lavoro bancaria si è ridotta di circa il 6%, grazie alla digitalizzazione dei processi e dei canali distributivi. Parallelamente, il de-risking dei bilanci è stato completato: rafforzamento patrimoniale, riduzione degli Npl e qualità degli attivi ormai allineata agli standard di Francia e Spagna hanno eliminato uno storico fattore di penalizzazione per il settore.






