Roma – In Italia il dibattito sulle banche sembra ancora molto locale: due o tre poli, il ruolo delle Generali, le tifoserie. Ma in Europa non avremmo bisogno soprattutto di banche capaci di competere sul mercato globale?

“Assolutamente sì – risponde Carlo Altomonte, professore associato di Economics alla Bocconi –. Eravamo il sistema bancario più sviluppato del mondo fino al 2008, con istituzioni tra le più grandi a livello internazionale. Poi c’è stata la crisi finanziaria, che ha provocato una brusca frenata del processo di integrazione europeo. Le banche sono rimaste quelle che erano, con la liquidità che è stata anche segregata a livello nazionale. Nel frattempo, però, le banche di altri Paesi sono cresciute e diventate più grandi delle nostre. Oggi le prime banche mondiali sono quelle americane”.

Che cosa bisognerebbe fare?

“Abbiamo assolutamente l’esigenza di far crescere la dimensione delle nostre banche attraverso fusioni e acquisizioni tranfrontaliere. Lo si può fare partendo direttamente dal fronte europeo oppure, in un mercato molto frammentato come quello italiano, aggregando intanto i nostri player per far acquisire loro una dimensione sempre più europea”.

Carlo Altomonte, professore associato di Economics all’università Bocconi