Roma, 10 giugno 2026 – Il tema delle aggregazioni bancarie è tornato al centro del dibattito europeo. La questione è come creare campioni in grado di competere a livello internazionale. “Avere banche più grandi può sicuramente portare a guadagnare efficienza – spiega Daniel Gros, professore alla Bocconi di Milano e osservatore attento dell’economia europea –. Ma non bisogna dimenticare che il vero problema è che in Europa abbiamo poco capitale di rischio. I mercati azionari non sono abbastanza forti”.
Resta però il tema della dimensione. Sommando Mps e Mediobanca, Intesa supererebbe i 120 miliardi di capitalizzazione, balzando in testa o quasi alla classifica dell’Eurozona. Ma la “Ubs italiana” evocata da Messina che vale quattro o cinque volte meno di JP Morgan. Non servono grandi banche europee per competere con quelle americane?
“Certo. Ma devo dire che le economie di scala nel settore bancario tradizionale tendono a esaurirsi più o meno alla dimensione delle banche che abbiamo già in Europa. Il punto è che negli Stati Uniti esiste un mercato azionario molto più sviluppato e quindi, le banche possono fare da intermediari anche per grandi operazioni finanziarie. Cosa che non avviene da noi a causa di un mercato dei capitali ancora troppo piccolo”.











