Milano – Nel luglio dello scorso anno, la Commissione europea ha avviato uno dei negoziati più delicati: quello sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 (QFP). Il QFP traduce in numeri le priorità politiche dell’Unione, allocando le risorse tra le varie linee di spesa. In pratica, il QFP decide i massimali di ogni programma per un periodo di sette anni, nonché le risorse che verranno custodite come riserve.

Dato il crescente livello di indebitamento dell’Unione, queste ultime sono ad oggi fondamentali per assicurare ai mercati la solvibilità del debito comune. Il requisito dell’unanimità attribuisce a ciascuno Stato un potere di veto che, nella prassi, ha spesso ostacolato riforme incisive, contribuendo ad un elevato grado di conflittualità tra gli Stati attorno al bilancio europeo.

Unione europea

Un bilancio chiamato a rispondere alle nuove priorità strategiche

Per via del contesto in costante evoluzione, la proposta di luglio della Commissione appare in parte già obsoleta. Le tensioni geopolitiche, la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, la ridefinizione degli equilibri globali e nella NATO, stanno accelerando ancor di più la trasformazione del bilancio comune. A fronte di queste sfide e dei ridotti spazi fiscali degli Stati, il budget europeo è oggi chiamato a rispondere non solo a esigenze redistributive, ma anche a obiettivi strategici quali la sicurezza, la competitività, la transizione verde e digitale.