Avere lo «sguardo di Gesù» è imparare a guardare l’umanità sofferente con gli occhi del Figlio di Dio, ha ripetuto ieri il Papa durante la preghiera dell’Angelus, commentando il Vangelo di Matteo (Mt 9,36 – 10,8) proposto dalla liturgia domenicale. Nel brano evangelico, guardando le folle «stanche e sfinite», Cristo ha compassione di loro, che sono «come pecore senza pastore». Un racconto, ha spiegato il Pontefice, «che testimonia l’attenzione della sua vista oltre a dirci che cosa il Signore osserva». Gesù «vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza», ha sottolineato davanti ai molti fedeli in piazza San Pietro, «vede le ferite delle guerre e il vuoto del consumismo», «vede volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali». Quando chiama a sé i dodici discepoli, il Signore «vede e ama», «ama e soffre per noi, con noi» e «la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volontà di redenzione».Gesù «conosce il nostro cuore e se ne prende cura», si dedica «a tutti come buon pastore e, come signore della messe, manda operai nel campo del mondo». La missione degli "operai" è «dare il conforto di Dio a chi soffre», portando «carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia». È il Vangelo stesso a riportare i nomi dei primi dodici “operai”, gli apostoli. «Tra loro c’è Simone detto Pietro, il primo, e anche Giuda Iscariota, l’ultimo», ha proseguito Leone XIV, «per ricordarci che si può seguire Gesù e tradirlo, ma il Vangelo rimane per tutti parola viva e vera», e ripete che «il Regno dei cieli è vicino». Quando questo Vangelo «viene annunciato e praticato», infatti, «il male crolla come una malattia che finisce, come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto».Fedeli in piazza San Pietro per la preghiera dell'Angelus, 14 giugno 2026 - (Vatican Media)Allo stesso modo lo sguardo di Gesù «trasforma la realtà piena d'amore: la sua iniziativa dà vita a un popolo nuovo, la Chiesa, chiamato a continuare la missione degli apostoli: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Un dono che «è del tutto gratis, perché il suo valore eccede ogni misura: è impossibile meritarla o “comprarla”». Questa grazia «è il bellissimo nome della misericordia di Dio, che ci raggiunge ovunque, per portarci a sé». Il compito di evangelizzare, ha concluso il Papa, «nasce dal dono di Dio che in Cristo diventa perdono per il mondo, servizio a chi è più piccolo e povero, impegno per la giustizia»Dopo la preghiera mariana Leone XIV, tornato nella notte di venerdì dal viaggio apostolico in Spagna, ha ringraziato il Signore per i giorni in terra iberica. «Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione», ha detto, ringraziando in particolare il re, i vescovi, le comunità incontrate e l’intera Chiesa di Spagna. Poi ha ricordato alcuni nuovi beati: i sacerdoti diocesani Venceslao Drbola e Giovanni Bula, della Moravia, e Giovanni Świerc e otto compagni, sacerdoti salesiani polacchi. «Tutti sono stati beatificati come martiri, perché vittime delle persecuzioni di regimi totalitari a motivo della loro fedeltà a Cristo - ha proseguito - Inoltre, nel Mato Grosso, in Brasile, è stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario, anch’egli martire, perché in nome del Vangelo difendeva i più poveri». Prevost ha espresso vicinanza anche alle popolazioni delle Filippine «colpite alcuni giorni fa da un forte terremoto», e ha pregato «per i defunti e i loro familiari, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità».