Fine immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari sui vari fronti. Libano incluso. Il tira e molla dei negoziati tra Teheran e Washington è finito: lo annuncia il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi nella serata di domenica 14 giugno. L’accordo c’è: per quello definitivo si dovrà aspettare ancora 60 giorni, arco di tempo in cui i negoziati proseguiranno principalmente sul tema della revoca delle sanzioni. Gli impegni assunti da Teheran nell'ambito del nuovo accordo con gli Stati Uniti - dichiara il viceministro - entreranno in vigore a partire da venerdì. Per lo step successivo dei negoziati bisognerà aspettare lo scongelamento dei beni iraniani, la fine del blocco imposto dagli Stati Uniti e la conclusione formale della guerra. Una dichiarazione di vittoria: "Il nemico, che ha attaccato per perseguire i suoi scopi malvagi, ha visto tutti i suoi obiettivi vanificati e la Repubblica Islamica dell'Iran ha conseguito grandi vittorie in questa guerra" ha dichiarato Gharibabadi alla televisione di stato iraniana. Lo Stato maggiore iraniano in un comunicato trasmesso dalla televisione di Stato ha poi dichiarato che l'Iran "ha imposto la sua volontà divina e ferrea sui suoi umiliati nemici americani e sionisti. Il nemico non ha altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi". Da Washington arrivano le note di merito del vicepresidente JD Vance secondo cui gli Stati Uniti avrebbero convinto l'Iran "a non colpire Israele" in risposta agli attacchi di domenica mattina fatti da Israele a sud di Beirut, in Libano. Sarà lui stesso, forse assieme allo stesso presidente Trump, a partecipare alla cerimonia ufficiale di firma del memorandum d'intesa. Il Tycoon nel frattempo commenta su Truth: "Questo grande accordo porterà pace e sicurezza nell'intera regione. Molti presidenti hanno tentato di raggiungere la pace con l'Iran, ma tutti hanno fallito prima di me. Per la prima volta, i leader della regione hanno trovato un presidente in grado di aiutarli a conseguire una pace reale". Con l'apertura dello Stretto di Hormuz, "prevista per venerdì, in concomitanza con la firma dell'accordo e per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio sia della regione che del resto del mondo!". In un’intervista al New York Times ha poi ribadito la centralità del nucleare come vincolo di quello che sarà l’accordo definitivo: qualora l'Iran non raggiungesse un accordo nucleare definitivo con gli Usa, Trump ha minacciato infatti di riprendere gli attacchi militari o di fare degli Stati Uniti "i custodi del Medio Oriente" in cambio del 20% dei ricavi della regione". Libero anche l'ostaggio numero uno: Trump ha aggiunto che l'Iran avrebbe garantito uno Stretto di Hormuz "permanentemente libero da pedaggi", sostenendo di aver salvato Israele dall'annientamento nucleare, malgrado le obiezioni del premier Netanyahu.Note di giubilo anche dai mercati petroliferi, secondo ostaggio della guerra iniziata il 28 febbraio scorso: i prezzi crollano quasi del 5% scendendo - per il Wti - a 80,76 dollari al barile.
Usa-Iran, l'accordo c'è: venerdì la firma. Teheran: "Nemici umiliati", Trump: "Tutti hanno fallito prima di me"
Ancora 60 giorni per il patto definitivo. Disarmo su tutti i fronti (Libano incluso) e liberi tutti sullo Stretto di Hormuz. Il Tycoon: "Il petrolio tornerà a f
Usa-Iran: accordo domenica 14 giugno su fine guerra, firma memorandum venerdì, negoziati sanzioni prossimi 60 giorni. Stretto Hormuz riapre, petrolio cala 5%: stabilità geopolitica Middle East riduce rischio interruzione supply chain energetico.














