Negli ultimi giorni da direttrice dell’Intelligence nazionale degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard ha messo a segno due mosse che, per coincidenza o no, vanno dritte a vantaggio della stessa unità dell’intelligence militare russa (Gru), la 29155, già nota per operazioni di destabilizzazione in Europa.
Gabbard, ex deputata del Partito democratico diventata uno dei simboli del mondo Maga, lascerà l’incarico il 30 giugno. La motivazione ufficiale, comunicata al presidente statunitense Donald Trump in una lettera (conclusa con «With love and aloha»), è personale: il marito Abraham ha una forma rara di tumore osseo e lei intende dedicarsi a lui. Ma dietro le dimissioni c’è anche un’altra storia. Negli ultimi mesi Gabbard era stata progressivamente esclusa dai dossier più sensibili – come le operazioni all’estero e la gestione dei conflitti regionali – a vantaggio della Central Intelligence Agency guidata da John Ratcliffe. Le sue posizioni pubbliche sul fascicolo iraniano, in contrasto con la linea della Casa Bianca, avevano già incrinato il rapporto con Trump. Tra il momento dell’annuncio delle dimissioni e l’uscita effettiva, Gabbard ha però trovato il tempo per due iniziative ad alto impatto.













