Nei giorni scorsi la direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, prossima a svuotare i cassetti del suo ufficio, ha deciso di regalarci un brivido d'addio desecretando una serie di documenti (accompagnata da quattro slide declassificate) su un programma decennale di finanziamento americano a oltre 120 laboratori biologici in più di 30 paesi, inclusa l’Ucraina. A suo dire, le carte dimostrerebbero finalmente l’esistenza dei famigerati “biolaboratori segreti” ucraini dediti allo sviluppo di armi biologiche. Praticamente lo sdoganamento ufficiale di uno dei cavalli di battaglia preferiti della propaganda del Cremlino, che accusa gli Stati Uniti di sviluppare armi biologiche e di gestire laboratori di ricerca biologica a fini militari in tutto il mondo. Una tesi già smentita più volte in passato da numerosi esperti, tra cui l’Alta Rappresentante delle Nazioni Unite per gli affari di disarmo, Izumi Nakamitsu, e da biologi russi che hanno esaminato le “prove” di Mosca.
Ovviamente, sui social e su alcune testate particolarmente inclini al clickfacile, è scattato subito il festival del "Visto? Avevamo ragione noi complottisti, altro che fake news!".
Peccato che, a leggere le carte e non i tweet, le affermazioni di Gabbard non reggono e la realtà sia decisamente meno cinematografica.










