Milano - Ed io tra di voi. Anche se a Los Angeles sono le 10 del mattino, Keanu Reeves sembra essersi appena svegliato. Ha lo sguardo implorante una tazza di caffè e poco da dire. Così, a raccontare quei Dogstar in arrivo l’11 luglio a Roma, il 12 a Bari, il 14 a Pordenone e il 15 luglio agli Arcimboldi di Milano ci pensano soprattutto il chitarrista e frontman Bret Domrose e il loquace batterista Robert “Rob” Mailhouse. Lui, il bassista caduto sulla terra, si limita ad annuire lasciando pensieri sparsi. Vietato evocare la parola “cinema”, come se Keanu non fosse un divo di Hollywood, e, soprattutto, come se la curiosità che permette ai Dogstar di vendere biglietti in giro per il mondo non sia alimentata dal fatto di vedere all’opera l’idolo di “Matrix” in vesti di rocker.
Keanu Reeves
Siete rimasti lontani vent’anni. Poi, complice la pandemia, il sodalizio è ripreso.
BD - “Già, ma abbiamo continuato a sentirci, quindi, il filo fra noi non s’è mai interrotto. Nel 2023 la storia è ripartita con la pubblicazione di ‘Somewhere between the power lines and palm trees’ che l’anno successivo abbiamo presentato pure in Italia a Gardone Riviera, Udine, Bologna e Torino”.
È appena uscito “All in now”. Cosa segna per i Dogstar questo quarto capitolo discografico?








