BOLOGNA – Tutti in piedi in piazza Maggiore quando sul palco di Repubblica delle Idee arriva Corrado Augias. “Bologna ti ama”, riconosce la vicedirettrice Stefania Aloia. Insieme celebrano gli ottant’anni della Repubblica italiana. Che Paese era quello che arrivò a quel voto nel 1946? “Distrutto dalla guerra ma pieno di fiducia. Quello che manca a noi oggi: siamo un Paese bello, ricostruito, ma con poca fiducia”. Non fu un voto uniforme fra Nord e Sud. “La penisola è fatta di tante storie, e sono tutte diverse. Quel segnale lì fu eloquente e temo che ce lo portiamo dietro”.

Augias ripercorre questi ottant’anni e si ferma su una data: 1960. “E’ l’anno che possiamo segnare come quello del boom economico che ha portato questo paese agricolo, patriarcale e arretrato in un paese industriale avanzato. E le Olimpiadi di Roma, perfettamente organizzate. Un simbolo”.

Altra data: 1978. Augias racconta: “C’è una faccia positiva e una sinistra in questo anno. Gli anni ‘70 sono stati la stagione in cui il nostro Paese ha conosciuto il maggior numero di riforme, il divorzio, l’aborto, con slancio e coraggio. Il servizio sanitario nazionale, che è una conquista enorme”. La faccia sinistra è quella del caso Moro: “Noi che lavoravamo nei giornali avevamo la sensazione di maneggiare la storia”. Se Moro fosse stato liberato cosa sarebbe successo? “Uno sconquasso. Avrebbe gettato la Democrazia cristiana nel marasma. Non lo so quello che sarebbe successo”.