Garlasco. Ha lasciato il carcere di Bollate nella tarda mattinata di ieri, dopo avere recuperato i suoi effetti personali, i pochi oggetti e i libri che hanno reso più confortevole la detenzione, durata 10 anni e mezzo. Alberto Stasi, 42 anni, condannato a 16 anni per l’omicidio dell’allora fidanzata Chiara Poggi, era in licenza, in questi giorni, e sarebbe dovuto rientrare domenica nella cella che divideva con un altro detenuto. Non ci tornerà: ieri mattina è diventata ufficiale la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che ha accolto la richiesta dei suoi legali, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, di scontare la pena che gli rimane (circa due anni, essendo il fine pena fissato al 2028) in affidamento ai Servizi sociali. «Come si sente? Sapete che è molto riservato – si limitano a dire i suoi avvocati –. Questo è un momento molto importante ma che riguarda la sua sfera intima». Con il provvedimento in mano Stasi è rientrato in anticipo dalla licenza, ma solo per recuperare le sue cose. Ai compagni di cella ha lasciato solo un piccolo frigorifero e un ventilatore.
L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio della ragazza, da un anno beneficiava già del regime di semilibertà, potendo uscire al mattino per lavoro e rientrare in carcere alla sera. Non tornerà a Garlasco: con l’aiuto dei suoi legali ha trovato un alloggio vicino a Milano, città in cui dal 2023 ha un impiego, come contabile, in un’azienda. Continuerà a lavorare nello stesso ufficio, ma farà anche ore di volontariato, per estinguere la pena. L’uscita Stasi ha aggirato i tanti cronisti presenti davanti al carcere di Bollate uscendo da un varco secondario dell’istituto penitenziario dovesi era costituito nel 2015 subito dopo la condanna definitiva della Cassazione. Stasi nel pomeriggio di venerdì aveva già ottenuto il parere favorevole della procura generale, legato alla buona condotta del detenuto, alle relazioni positive strette in carcere, all’aver accettato la condanna pur continuando a dirsi innocente, al risarcimento che paga alla famiglia della vittima, alla quasi totale assenza di interviste alla stampa, al fatto di avere un lavoro e un alloggio. L’udienza davanti ai magistrati milanesi si era svolta in forma riservata. In aula era presente lo stesso Stasi che, secondo quanto emerso, avrebbe confermato di aver accettato la sentenza definitiva pronunciata nei suoi confronti. Un aspetto che rientra tra gli elementi valutati nell'ambito del percorso rieducativo e trattamentale del detenuto. L'affidamento in prova consentirà a Stasi di proseguire il proprio percorso fuori dall’istituto penitenziario, sotto la supervisione dei servizi sociali e nel rispetto delle prescrizioni stabilite dall'autorità giudiziaria. Quali obblighi Nel provvedimento del Tribunale di Sorveglianza sono state indicate prescrizioni classiche, quindi gli orari di rientro a casa, il divieto di frequentare i pregiudicati e di uscire dalla Lombardia. Tra le regole che Stasi, durante il periodo di affidamento, deve rispettare c’è l’obbligo di residenza, l’impegno in un’attività lavorativa (che ha già), formativa o di volontariato. Deve anche presentarsi periodicamente dai servizi sociali o dalle autorità competenti per verificare il rispetto delle prescrizioni. Se il condannato vuole chiedere di trascorrere un periodo di ferie fuori casa deve fare richiesta formale al magistrato di sorveglianza e sull’opportunità del viaggio deve esprimere il proprio parere il funzionario dell’Ufficio locale di esecuzione penale esterna










