Dall’uso di matrici biosintetiche e biologiche alla ricostruzione totale con tessuto adiposo o a quella autologa microchirurgica. La ricostruzione mammaria dopo una mastectomia sta diventando sempre più mininvasiva, personalizzata e orientata al benessere psicofisico delle pazienti. Oggi le tecniche più innovative puntano a ridurre sempre più l’insorgenza di complicanze post-intervento, a garantire sicurezza e risultati più naturali, tempi di recupero più brevi e una qualità di vita migliore. “La chirurgia plastica ricostruttiva sta diventando sempre più rigenerativa – spiega Franco Bassetto, presidente di Sicpre (Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva, Rigenerativa ed Estetica) – Il suo obiettivo non è più solo ricostruire, ma ripristinare funzioni e tessuti utilizzando tecniche che consentano di restituire un’immagine corporea armoniosa e naturale”.

Un “reggiseno interno”

Una delle tecniche più innovative prevede l’impiego verticale della matrice biosintetica in P4HB, un dispositivo medico riassorbile di nuova generazione che funziona come un vero e proprio “reggiseno interno”. Si tratta di una sorta di impalcatura interna capace di integrarsi con i tessuti e di sostenere nel tempo la protesi posizionata davanti al muscolo pettorale. “La novità, che interessa soprattutto interventi di mastopessi di simmetrizzazione, – spiega Bassetto, che dirige anche l'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica dell'Azienda Ospedale Università di Padova - è che questo device interno favorisce una maggiore stabilità dei tessuti. Inoltre, evita che la mammella controlaterale (sana), che deve essere sempre riposizionata per essere simmetrica con l’altra, nei mesi successivi all’intervento in qualche modo possa deformarsi e rendere necessaria un’ulteriore operazione di correzione”.