Criticare è legittimo. Distinguere i privilegi veri dagli strumenti necessari a garantire dignità e funzionalità del servizio sarebbe però segno di serietà. Il commento del Generale della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, primo militare italiano ad aver prestato servizio, nel 1990, nelle Istituzioni Ue, autore di “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo”.

Non avrei mai pensato di scriverlo. Eppure, su un punto almeno, Roberto Vannacci ha ragione. Come ogni orologio rotto che, due volte al giorno, segna l’ora esatta.

Non ha ragione sulle provocazioni identitarie, non sulla politica fatta continuando a vestire l’uniforme da generale, non sulle semplificazioni che spesso lo accompagnano e che ho criticato pubblicamente anche su Formiche.net, immediatamente dopo la pubblicazione del suo Mondo al contrario. Ma sulla necessità di garantire maggiore rispetto – anche economico e pensionistico – a chi serve lo Stato in uniforme.

Perché esiste un problema reale. E il modo in cui certa stampa italiana continua ad affrontarlo lo dimostra perfettamente.

I recenti servizi televisivi di Piazzapulita su La7, dedicati, per attaccare Vannacci, al presunto “paradiso dei generali e colonnelli italiani” fra lidi militari, villaggi vacanze, pensioni anticipate e “privilegi”, ne sono stati l’ennesimo esempio.