Bufera sulle sue frasi. E ora ha la pretesa di essere il "sestante" del centrodestra
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Il generale Roberto Vannacci ha rotto le righe, consegnato il riposo alle sue truppe dopo la nascita ufficiale di Futuro Nazionale. Lui, il capo in comando, è pieno di sé, anche se dice di essere solo il frontman, perché Futuro Nazionale "non ha capibastone". Tanto inebriato dai cori "generale, generale, generale" che pensa di poter dettare la linea al centrodestra. Di essere il "sestante" dell'alleanza che "ha perso la bussola". "Non voglio fare implodere il centrodestra - come se ne avesse il potere - ho fondato un partito indipendente e vado avanti con questa politica". Dice con tono perentorio a chi gli chiede del futuro, appunto "Le alleanze si fanno prima delle elezioni, se qualcuno riterrà utile allinearsi alle linee rosse di Futuro Nazionale ne parleremo a premessa delle alleanze" afferma. Futuro Nazionale è "sé stante al centrodestra - dice - e pronto a scendere in trincea" in caso di elezioni anticipate ad aprile. La due giorni dedicata alla sua creatura, al partito di estrema destra si è conclusa, e il generale è già pronto a conquistare la Nazione e marciare su Roma. L'Auditorium della Conciliazione ieri mattina non era pieno di "camerati", come amano definirsi. Molte poltrone sono rimaste libere. La sicurezza "A-Team", come la celebre serie televisiva americana, teneva tutto sotto controllo: guai a disobbedire agli ordini del generale. I giornalisti guardati a vista, anzi a tiro. Praticamente il generale non accetta compromessi, lui va per la sua strada. È questo il messaggio. Risponde dal palco a chi lo accusa di essere la stampella della sinistra: "Il nostro è un partito di fibra tenace e resistente, noi non stiamo con la sinistra, noi stiamo con l'Italia". L'onorevole Edoardo Ziello cita Giulio Cesare, e lo paragona a Roberto Vannacci. "Il dado è tratto" dice prima di cedergli la parola. Il generale parla per più di un'ora e venti minuti, tutti stanno sugli attenti. Le spara una dietro l'altra. "Il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri, uomini e donne sono uguali. La legge è un'assurdità, serve a fare il lavaggio del cervello". Putiferio. Tutto l'arco costituzionale s'indigna. Dalla Di Biase del Pd ("Parole gravissime") alla Carfagna di NM ("Raglio di un asino") passando per la Bongiorno della Lega ("Spero non abbia nostalgia del delitto d'onore"). Poi parla di tornare a far lavorare i quattordicenni, di remigrare chi non si assimila e di una scuola che deve essere più dura e selettiva. Chi lo ha preceduto non ha fatto altro che colpire Giorgia Meloni. Come l'ex leghista ed ex forzista Laura Ravetto che in preda ad un "delirio" ha urlato "forza generale, sta venendo Futuro Nazionale". Anche l'ex leghista Rossano Sasso si è sbizzarrito contro il governo, lo stesso che appoggiava fino a pochi mesi fa. Lui ha portato sul palco un gruppo di ragazzi con lo striscione "l'Italia agli italiani". "Bisogna esporre questo striscione in tutte le scuole" ha urlato. Si professano uomini (e donne) di "vera destra". Definiscono la destra al governo "sbiadita". Durante gli interventi dalla platea si alzano cori contro Giorgia Meloni: "traditrice, traditrice" che "usa le ginocchiere a Bruxelles" dicono dal palco leggendo un messaggio mandato dal carcere da Gianni Alemanno. Spazio anche per il programma. Non un elenco di cose da fare, ma una serie di slogan. Lanciati uno dietro l'altro. "Lo straniero scelga: assimilato o remigrato". Un "tetto agli stranieri in Italia". I "mutui tricolore" a tassi variabili in base ai figli.













