Vertici Stellantis e audizione Filosa, il destino dello stabilimento di Melfi tra cassa integrazione, nuovi modelli e timori per l’occupazione in Basilicata
Una settimana decisiva, forse cruciale, per ridisegnare i confini e il destino industriale della Basilicata. Il futuro dello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi torna prepotentemente al centro dell’agenda politica e sindacale nazionale. L’intero comparto dell’automotive del Mezzogiorno si trova davanti a un doppio e imminente spartiacque istituzionale. Lunedì 15 giugno, a Roma, i vertici aziendali guidati da Emanuele Cappellano, responsabile del gruppo in Europa, incontreranno i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Due giorni dopo, mercoledì 17 giugno alle 13.45, i fari si sposteranno nell’Aula del Mappamondo a Montecitorio per l’attesissima audizione parlamentare del nuovo amministratore delegato del gruppo, Antonio Filosa.
STELLANTIS, STABILIMENTO DI MELFI, ATTESA PER IL VERTICE CON FILOSA
Il vertice romano di lunedì servirà a illustrare nel dettaglio le ricadute operative sul territorio italiano del piano strategico presentato a Detroit lo scorso 21 maggio. Per la Basilicata la posta in gioco è altissima. Lo stabilimento lucano, storicamente un pilastro occupazionale fondamentale del Sud Italia, vive da tempo una transizione complessa ed estenuante. I dati produttivi degli ultimi anni testimoniano la gravità della contrazione. Dalle oltre 170.000 unità sfornate nel 2023 si è passati alle circa 62.000 del 2024, fino a toccare il minimo storico di quasi 32.000 vetture nel 2025. Una parabola discendente che ha svuotato le linee e imposto una drastica riorganizzazione su 10 turni. Proprio l’utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali rappresenta la preoccupazione principale delle sigle sindacali lucane.











