È la settimana della verità per la sorte dell’automotive italiano. Ieri il responsabile delle attività europee di Stellantis, Emanuele Cappellano, ha incontrato i sindacati dei metalmeccanici nella sede romana del gruppo, mentre domani l’amministratore delegato Antonio Filosa sarà in audizione davanti le commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato.
In realtà le intenzioni della casa automobilistica guidata da John Elkann per l’Italia sono già chiare da tempo. Era stato lo stesso Cappellano, solo 15 giorni fa, a smentire il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sulla soglia di produzione nel nostro paese. «Non abbiamo mai ufficializzato l’obiettivo di un milione di veicoli», ha detto, al contrario di quanto propagandato dal governo. Dall’incontro non sono emerse le rassicurazioni che i sindacati si aspettavano sui fronti critici, come l’impianto di Cassino (tra i più colpiti dalla cassa integrazione), quello storico di Mirafiori e il futuro dei marchi Maserati e Alfa Romeo.
La multinazionale olandese continua a ripetere che «il cuore del gruppo è in Italia». Gli investimenti, però, sono altrove. Il piano strategico quinquennale presentato da Filosa a Detroit prevede che all’Europa sia destinato solo il 40% degli investimenti con gli impianti spagnoli e francesi ad assorbire la stragrande maggioranza delle risorse. Cappellano ha assicurato che l’Italia è un «hub strategico» e che nessuno stabilimenti verrà chiuso, promettendo che gli impegni su modelli come la nuova Alfa Romeo a Melfi o la produzione della Pandina a Pomigliano fino al 2030, saranno mantenuti.









