Da Scalea a Pizzo, la stagione balneare debutta tra rifiuti sugli arenili e acque torbide, riaccendendo il dibattito sull'efficacia dei controlli ambientali e sulla gestione della costa
L’avvio dell’estate sul litorale tirrenico calabrese è segnato da un quadro ambientale desolante che ripropone con forza il tema della salubrità delle acque. Da Scalea a Fiumefreddo Bruzio, e ancora lungo il tratto compreso tra Falerna e Pizzo, bagnanti e turisti segnalano una condizione delle spiagge e del mare tutt’altro che ottimale. I litorali si presentano in diverse aree sporchi e trascurati, caratterizzati dalla presenza diffusa di rifiuti sparsi e da una manutenzione carente che ostacola la normale fruizione degli spazi balneari.
L’impatto visivo e le proteste dei bagnanti
L’impatto visivo appare particolarmente critico, con le acque che assumono colorazioni anomale, virando dal verde al marrone, accompagnate dalla presenza di schiume sospette e detriti galleggianti. Questa situazione, purtroppo ricorrente negli anni, ha scatenato un immediato moto di indignazione tra residenti e villeggianti. Le segnalazioni e le proteste si moltiplicano, mettendo in luce una realtà che contrasta nettamente con le aspettative di una stagione turistica che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della regione.













