di
Cesare Giuzzi
Le prime ore di libertà. L’obbligo di dimora in regione
La nuova e quasi definitiva libertà ha il sapore di un desiderio: un giro in moto. Una nostalgia quasi «ribelle» e così lontana dall’immagine del «biondino dagli occhi di ghiaccio» che per anni s’è portato addosso insieme alla condanna a 16 anni in abbreviato per omicidio. Questa però per Alberto Stasi rimane, perché il via libera all’affidamento in prova altro non è che parte del percorso di reinserimento di un condannato. Ma adesso — e per la prima volta dal 2007 — c’è la prospettiva che qualcosa possa succedere.
Se ci sarà davvero un processo di revisione è presto per dirlo. Le indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio — benché ancora senza il timbro di un giudicato — stanno riscrivendo una storia che sembrava impossibile cambiare. Specie dopo l’inchiesta del 2017, durata lo spazio di poche settimane, e sulla quale pesa adesso l’inchiesta di Brescia per corruzione. Alberto Stasi era già «semilibero», poteva lavorare all’esterno, andare a fare una cena o un aperitivo con amici e colleghi, e rientrare nel carcere di Bollate solo a sera.











