Vent’anni dopo, Alberto Stasi torna a sfogliare il fascicolo della sua vita. Non più da imputato che si difende, né da detenuto che aspetta in silenzio, ma da condannato definitivo che intravede una crepa nella sentenza che lo ha portato in carcere. L’altro ieri ha trascorso la prima notte fuori da Bollate, nell’appartamento preso in affitto a Milano dove dorme grazie al regime di semilibertà. Di giorno il lavoro, la sera il rientro in una vita ridotta all’essenziale.
E adesso, sul tavolo, le nuove carte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Ieri mattina ha incontrato la sua avvocata, Giada Bocellari. Per la prima volta ha letto gli atti depositati dalla procura di Pavia nell’indagine che vede Andrea Sempio verso la richiesta di rinvio a giudizio. «La nostra intenzione è accelerare il più possibile sulla revisione del processo», spiega la legale, che assiste Stasi insieme ad Antonio De Rensis. La strada non sarà breve: 9 consulenze da studiare, intercettazioni da ascoltare, ricostruzioni da verificare. Ma il quadro che emerge dalle nuove indagini, secondo la difesa, è destinato a cambiare radicalmente la storia processuale del caso.
ALBERTO STASI SCOPPIA A PIANGERE: "SONO BASITO PER LE FRASI SUL VIDEO"














