Sono letteralmente ovunque, anche dove non ce li aspettiamo: dalle padelle ai tessuti, dai giocattoli al cartone della pizza. Gli interferenti endocrini sono onnipresenti. Non è una buona notizia: possono alterare gli equilibri ormonali, modificare il metabolismo e sono chiamati “molecole eterne”, perché restano nell’ambiente (e dentro di noi) molto a lungo. Per di più sono subdoli: i danni che potrebbero procurare si sviluppano nel tempo, senza che ce ne accorgiamo. Proteggerci non è facile ma neppure impossibile, se impariamo a riconoscerli e a ridurre le occasioni di “incontro”.

Dal fumo di sigaretta alle padelle

I possibili interferenti endocrini sono tanti: l’Unione Europea, che si occupa del problema dal 2018, ha puntato i riflettori su oltre 500 sostanze sospettate di alterare il metabolismo e per una sessantina esistono prove consistenti di conseguenze negative per l’uomo, ma ancor di più per la donna. È stato per esempio dimostrato poche settimane fa sui topolini che l’acido perfluoroottanoico, usato come tensioattivo nelle padelle di teflon o nella carta oleata, può alterare i livelli di progesterone e la superficie dell’utero, rendendo più difficile l’attecchimento degli embrioni e quindi una gravidanza.