Quando si parla di emergenze sanitarie globali, il pensiero corre subito alla resistenza agli antibiotici o alle pandemie. Ma c’è un altro nemico, silenzioso e onnipresente, che si sta insinuando nei nostri corpi e nelle nostre città: le micro e nanoplastiche. Non è più una minaccia lontana che galleggia negli oceani o si accumula nelle discariche: oggi è un inquinante silenzioso che ci accompagna in ogni respiro. Lo conferma una recente revisione pubblicata sulla rivista Ecotoxicology and Environmental Safety, che raccoglie decine di studi sulle micro- e nanoplastiche aerodisperse, analizzandone le fonti, gli effetti biologici e le possibili strategie di mitigazione.
Rischio quadruplo di infarto, ictus o morte
Secondo recenti studi, una persona può inalare fino a 70.000 particelle di plastica all’anno, circa 190 al giorno. E l’esposizione è più alta al chiuso che all’aperto, specie in ambienti ricchi di fibre sintetiche, come tappeti, tende o abbigliamento tecnico. Le fibre rilasciate da vestiti in pile, ad esempio, sono abbastanza piccole da penetrare nei polmoni. Una volta inalate, queste particelle possono causare infiammazioni, stress ossidativo e danni cellulari. Le microplastiche (sotto i 5 mm) e le nanoplastiche (sotto 1 micron) sono state trovate nel sangue, nei polmoni, nel cervello e persino nelle placche delle arterie. In uno studio su 304 pazienti, la presenza di plastica nelle arterie era associata a un rischio quadruplo di infarto, ictus o morte.







