Avete mai sentito parlare delle microplastiche? Per chi non avesse affinità con il grande mondo dell’allarmismo mediatico, forniamo un breve compendio. Da una ventina di anni sui giornali di tutto il pianeta rimbalzano studi universitari che denunciano gli effetti nefasti delle minuscole particelle che derivano dal degradarsi della plastica. Provate a chiedere all’Intelligenza artificiale e vi sfornerà un elenco dettagliato dei danni che provocano queste schegge. Una lista ovviamente realizzata pescando da tutti i principali e autorevoli organi d’informazione italiani e stranieri: aumentano di 4,5 volte il rischio di infarto e ictus, possono rendere sterili gli uomini e mettono in pericolo le gravidanze aumentando la percentuale di parti prematuri. Provocano l’Alzheimer e fanno a pezzi il pancreas. Qualcuno ipotizza addirittura che causino delle mutazioni del Dna, il che nel lungo periodo potrebbe trasformarci tutti in mutanti stile X-Man o, peggio, in fluorescenti Godzilla. Insomma, le microplastiche sono colpevoli di tutto, probabilmente sono state loro a bloccare l’uscita di sicurezza nella discoteca di Crans-Montana, hanno distrutto le prove per trovare il colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi. O almeno questo era quello che si pensava fino a poco fa. Succede infatti che a qualcuno sia venuto in mente di andare a vedere se questi studi sono poi così accurati. E sta finendo malissimo. Tutto parte da una lettera divulgata da un team di scienziati. E il britannico Guardian ha iniziato a raccogliere i pareri di questi studiosi. Conclusione imbarazzante: ad oggi non esiste un modo preciso per misurare la quantità di microplastiche nel nostro corpo. O meglio, l’unico test esistente produce falsi positivi.
Le microplastiche fanno male ma fanno peggio gli allarmismi creati ad hoc | Libero Quotidiano.it
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