Le microplastiche sono oggetto comune di ricerche e cronache (non senza qualche discussione). Il punto è che sono degli inquinanti, derivanti per lo più dall’usura e dalla degradazione di oggetti più grandi, presenti ovunque, da studiare a fondo proprio per questo, per i loro potenziali effetti sulla salute e l’ambiente. Ma, scrivono oggi alcuni ricercatori in una revisione sul tema, tra i potenziali effetti delle microplastiche quello sui cambiamenti climatici è poco studiato e compreso. E invece dovrebbe esserlo eccome, ribadiscono. Le discussioni sono ospitate all’interno delle pagine della rivista Journal of Hazardous Materials: Plastics e si focalizzano sul possibile ruolo delle microplastiche sui cambiamenti climatici. Non è un tema del tutto ignorato, in realtà: ci sono ricerche per esempio che hanno evidenziato l’influenza delle microplastiche sulle nuvole e sul clima. Ma a detta degli autori - un team che arriva da Pakistan, Emirati Arabi Uniti e Cina - non abbastanza e ingiustamente, considerato l’effetto che potrebbero avere questi inquinanti sul clima, colpendo soprattutto gli oceani.

Microplastiche nel corpo umano, i ricercatori frenano

14 Gennaio 2026

Di quali effetti parliamo o meglio potenziali effetti? Come in ambito umano, riconoscono gli autori, non ci sono prove che le microplastiche siano correlate a un aumento delle temperature degli oceani, eppure, continuano: “Studi hanno documentato che le microplastiche possono interferire con la pompa biologica del carbonio, riducendo la fotosintesi del fitoplancton, alterando l'alimentazione dello zooplancton e influenzando il rilascio di carbonio nelle profondità oceaniche. Le microplastiche possono anche influenzare l'albedo, con particelle più scure che hanno il potenziale per assorbire maggiormente il calore e creare un potenziale riscaldamento localizzato”. Anche sulla sabbia, potenzialmente influenzando la nidificazione delle tartarughe, si legge ancora.