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18 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 14:44
Sembra un gesto innocente: un lembo di pellicola trasparente srotolato con un colpo secco per coprire un piatto di pasta, uno sformato o dei biscotti. Ma quella sottile pellicola che si adagia sul nostro cibo, liscia e invisibile, è davvero così neutra? Di cosa è fatta, e soprattutto, cosa può rilasciare quando entra in contatto con alimenti caldi e grassi? Dietro la sua trasparenza si nasconde un universo artificiale fatto di polimeri, plastificanti e possibili rischi per la salute di cui si parla ancora troppo poco.
La risposta, come spesso accade, non è semplice né univoca. Le pellicole alimentari più comuni in commercio sono principalmente realizzate con due materiali distinti: il cloruro di polivinile (PVC) e il polietilene (PE). Queste due plastiche differiscono significativamente sia per la loro struttura chimica sia per il comportamento a contatto con gli alimenti. Il PVC, grazie alla sua maggiore flessibilità e capacità di aderire efficacemente, è molto utilizzato nella grande distribuzione alimentare perché sigilla meglio i cibi. Tuttavia, per ottenere questa elasticità, richiede l’aggiunta di specifici additivi chiamati ftalati. Queste sostanze sono note per essere interferenti endocrini, cioè in grado di alterare il sistema ormonale umano, con effetti potenzialmente dannosi anche per i bambini e le donne in gravidanza. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha vietato l’uso di alcuni ftalati nei materiali destinati al contatto con gli alimenti, riconoscendo i rischi che queste sostanze comportano per l’uomo e gli ecosistemi, come confermato dall’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA).






