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24 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:57
Riscaldando nel microonde o nel forno cibi pronti e da asporto confezionati in contenitori di plastica si rischia il rilascio di centinaia di migliaia di particelle di microplastiche e nanoplastiche direttamente negli alimenti, insieme a una miscela di sostanze tossiche. Nell’analisi, soggetta a peer review, contenuta nel rapporto “Siamo cotti? I rischi sanitari nascosti dei piatti pronti confezionati nella plastica”, Greenpeace International ha esaminato 24 articoli e studi pubblicati recentemente in riviste scientifiche su prodotti alimentari pronti. Sono pubblicizzati come “sicuri da riscaldare” ma, stando alle ricerche e agli articoli analizzati, rischiano di esporre ogni giorno milioni di persone a contaminanti invisibili. “Le persone pensano sia sicuro acquistare e riscaldare un pasto confezionato nella plastica: in realtà veniamo esposti a un mix di microplastiche e sostanze chimiche pericolose che non dovrebbero mai venire a contatto con il cibo che mangiamo” commenta Graham Forbes, responsabile della campagna globale sulla plastica di Greenpeace Usa.
Secondo uno studio del Dipartimento di Scienze Alimentari dell’Università del Massachusetts Amherst, che ha seguito le linee guida della Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti per le sostanze a contatto con gli alimenti, dalle 326mila alle 534mila particelle si disperdono nei simulanti alimentari dopo soli cinque minuti di riscaldamento al microonde, fino a sette volte in più rispetto al riscaldamento in forno. Il riscaldamento aumenta drasticamente la contaminazione chimica: in diversi studi, campioni di plastica comune sottoposti a microonde, come polipropilene e polistirene, hanno rilasciato additivi chimici in cibi o in simulanti alimentari, inclusi plastificanti e antiossidanti. E l’attuale regolamentazione è insufficiente a proteggere la salute pubblica.






