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Ultimo aggiornamento: 14:37
di Marevivo
Indossiamo plastica e non lo sappiamo. E così mettiamo a rischio oltre all’ambiente anche la nostra salute. Gli indumenti in poliestere, nylon, acrilico, elastan, o lycra sono tutti realizzati con materiali derivati dal petrolio che non solo inquinano provocando notevoli emissioni di CO₂ durante la produzione e lavorazione, ma rilasciano anche microfibre che, disperdendosi nell’acqua con i lavaggi e nell’aria, finiscono per entrare anche dentro di noi. Studi recenti (ONU Ambiente, EEA, OMS 2024-2025) segnalano che questi frammenti possono accumularsi nei tessuti umani e provocare infiammazioni, stress ossidativo e disturbi endocrini.
Ma non è tutto: il rischio riguarda anche il contatto diretto di questi tessuti con la pelle. I materiali plastici non sono inerti e le microfibre possono penetrare nel nostro organismo, rilasciando additivi e composti tossici. Il pericolo è maggiore negli indumenti sportivi o tecnici, spesso indossati a lungo e a contatto con le parti intime. A questo si aggiungono le sostanze chimiche impiegate per colorazioni e trattamenti, come i PFAS, usati per rendere i tessuti idrorepellenti o antimacchia, oggi sotto restrizione da parte dell’UE. Oltre il 60% dei tessuti prodotti nel mondo è sintetico e ogni lavaggio può liberare fino a 700.000 microfibre. Ridurre l’esposizione a microplastiche, microfibre e sostanze persistenti è ormai una priorità di salute pubblica e ambientale.






