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8 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:02
Quando è stato messo in commercio, nel 1948, il poliestere è stato accolto con grande entusiasmo: leggero, elastico, resistente, si asciuga rapidamente e non ha bisogno di stiro. All’epoca, probabilmente, nessuno immaginava che poco più di settant’anni dopo – nel 2023 per la precisione – avrebbe rappresentato il 57% della produzione globale di fibre tessili. Per un volume complessivo di 71 milioni di tonnellate.
In termini ambientali, questa onnipresenza del poliestere – e delle fibre sintetiche più in generale – comporta problemi giganteschi. Perché è vero, la sua produzione consuma poca acqua (soprattutto se paragonata al cotone), ma la materia prima è pur sempre il petrolio: nel 2022 a livello globale ne ha consumati 70 milioni di barili. Insomma, fabbricare poliestere significa continuare a estrarre, trasportare e raffinare il petrolio e poi sottoporlo a reazioni chimiche di polimerizzazione. Tutto questo comporta emissioni di CO2 e, quindi, accelera il riscaldamento globale.







