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19 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 10:26
Quando il sole batte alto e la voglia di spiaggia ci richiama come un canto irresistibile, uno degli oggetti più gettonati dell’estate entra in scena con la sua allegria di colori: il telo mare. Lo si acquista spesso all’ultimo momento, magari in un negozio turistico o al supermercato, a pochi euro. È leggero, asciuga in fretta, non si stropiccia. Ma dietro la sua praticità si cela una storia meno idilliaca, che riguarda la nostra salute e quella dell’ambiente. Soprattutto quando il telo in questione è composto da materiali sintetici a basso costo.
Poliestere, nylon, microfibra: questi sono i tessuti più comuni nei teli mare low cost. Economici da produrre, resistenti e brillanti nei colori, nascondono però una verità difficile da ignorare. A ogni utilizzo e lavaggio, questi materiali rilasciano piccolissime particelle chiamate microplastiche, fibre inferiori ai 5 mm, spesso invisibili all’occhio umano. Il problema è che queste particelle plastiche non si disperdono nel nulla: si accumulano nei mari, entrano negli organismi marini e, infine, raggiungono anche noi attraverso l’acqua potabile o in alimenti insospettabili come il sale da cucina.









