"Per decenni, gli scienziati hanno monitorato i detriti di plastica che galleggiano sulla superficie dell'oceano e misurato l'aumento delle temperature, segnale del cambiamento climatico, ma un'altra impronta umana, in gran parte invisibile, si è accumulata nel mare: migliaia di sostanze chimiche sintetiche provenienti dall’agricoltura e dall’attività legate al turismo. Persino in luoghi che consideriamo relativamente incontaminati, abbiamo trovato tracce di attività umana. L'entità è sorprendente". Così due biochimici Jarmo Kalinski e Daniel Petras dell'Università della California, Riverside, descrivono cosa hanno scoperto in fondo agli oceani.

Il team di ricercatori internazionali coordinati da due biochimici hanno analizzato oltre 2.300 campioni di acqua marina raccolti nell'arco di un decennio nelle regioni costiere degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano. Un'analisi globale proveniente da più di 20 studi sul campo in tutto il mondo che indica chiaramente quanto le sostanze chimiche prodotte dall'uomo costituiscano una parte significativa della materia organica nascosta negli oceani costieri.

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