Basta una pinna che affiora dall’acqua e nella mente di milioni di persone risuona immediatamente la celebre colonna sonora composta da John Williams per Lo squalo. A oltre cinquant’anni dall’uscita del film di Steven Spielberg, l’immagine dello squalo come feroce mangiatore di uomini continua a essere una delle più radicate nell’immaginario collettivo. Ma quanto è fondata questa paura? Le statistiche non mentonoI numeri raccontano una realtà molto diversa. Secondo l’International Shark Attack File (Isaf), il più autorevole archivio mondiale sugli incidenti che coinvolgono squali, nel 2025 sono stati registrati 65 morsi non provocati in tutto il mondo, un dato in linea con la media degli ultimi dieci anni, che si attesta intorno ai 70 casi annui. Di questi, nove si sono rivelati mortali. Per comprendere queste statistiche è importante distinguere tra “morsi non provocati” e “morsi provocati”. I primi sono gli episodi in cui una persona viene morsa nell’habitat naturale dello squalo senza aver interagito con l’animale. I secondi, invece, comprendono situazioni nelle quali è l’essere umano a innescare il contatto: pescatori che tentano di liberare uno squalo da una rete o da un amo, subacquei che cercano di toccarlo o fotografarlo troppo da vicino, pescatori subacquei che trasportano prede sanguinanti. Gli esperti dell’Isaf escludono questi casi dalle statistiche principali perché alterano il comportamento naturale dell’animale.
Uccidono più le zanzare, ma la fobia dello squalo non sente ragioni
Basta una pinna che affiora dall’acqua e nella mente di milioni di persone risuona immediatamente la celebre colonna sonora composta da John Williams per Lo squalo. A oltre cinquant’anni dall’uscita del film di Steven Spielberg, l’immagine dello squalo come feroce mangiatore di uomini continua a essere una delle più radicate nell’immaginario collettivo. Ma quanto è fondata questa paura? Le statistiche non mentonoI numeri raccontano una realtà molto diversa. Secondo l’International Shark Attack File (Isaf), il più autorevole archivio mondiale sugli incidenti che coinvolgono squali, nel 2025 sono stati registrati 65 morsi non provocati in tutto il mondo, un dato in linea con la media degli ultimi dieci anni, che si attesta intorno ai 70 casi annui. Di questi, nove si sono rivelati mortali. Per comprendere queste statistiche è importante distinguere tra “morsi non provocati” e “morsi provocati”. I primi sono gli episodi in cui una persona viene morsa nell’habitat naturale dello squalo senza aver interagito con l’animale. I secondi, invece, comprendono situazioni nelle quali è l’essere umano a innescare il contatto: pescatori che tentano di liberare uno squalo da una rete o da un amo, subacquei che cercano di toccarlo o fotografarlo troppo da vicino, pescatori subacquei che trasportano prede sanguinanti. Gli esperti dell’Isaf escludono questi casi dalle statistiche principali perché alterano il comportamento naturale dell’animale.









