Non lo dice esplicitamente, ma il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi teme che nella coalizione dei progressisti, in questo momento, alberghino troppi tatticismi. E, al di là dell’ipotesi primarie di cui si discute quasi in maniera ossessiva senza che ci sia la legge elettorale, serve invece ragionare sul programma. «I tempi sono più che maturi per fissare i punti chiave, senza attendere oltre», è il ragionamento del presidente nazionale dell’Anci a ventiquattr’ore dall’evento di Progetto civico Italia, movimento degli amministratori per dare una mano al centrosinistra in vista delle prossime politiche.
E serve al più presto «un evento, un momento, per discutere apertamente del programma». Lo sprone arriva a margine di un panel sullo sport con il ministro Andrea Abodi. E qui, al «Forum in masseria» sotto un vento caldissimo e con un’aria che ha già il sapore di fine legislatura, il sindaco di Napoli fa capire la sua preoccupazione. Perché il centrosinistra deve imprimere un colpo d’acceleratore e darsi al più presto una tabella di marcia. D’altronde, le prossime politiche non sono certo lontane. E lo fa con lo spirito di chi, ci tiene a ribadire ancora una volta, rimane dove sta senza immaginare altro: «Faccio il sindaco di Napoli». La stessa cosa che ha ribadito con fermezza, qualche ora prima sempre a Manduria, anche Antonio Decaro: «Darò una mano magari per quello che posso alla coalizione dei progressisti, però io faccio il presidente della Regione Puglia. E continuerò a farlo». Riforma porti, l’appello della Filt Cgil: «Bisogna salvare la gestione pubblica»Il percorso Pronti, prontissimi, entrambi a dare una mano alla coalizione di centrosinistra, ma serve al più presto darsi un timing e ragionare sul programma. A maggior ragione dopo l’evento di Progetto civico. «Si respirava un grande voglia da parte degli amministratori locali di voler dare un contributo, anzitutto dal punto di vista programmatico. Un contributo determinante per un’offerta politica del centrosinistra che vuole essere attrattivo» spiega ancora Manfredi che puntualizza subito dopo: «In un processo programmatico bisogna tenerne conto. Specie se, come credo, ci sarà la necessità di un luogo politico per esprimere tutte le esigenze: civiche, riformiste o del cattolicesimo democratico». Inutile, quindi, stare a parlare di primarie se «nemmeno sappiamo ancora se si faranno e non c’è la legge elettorale». «Invece - aggiunge - tempi sono più che maturi per fissare le priorità, i temi». Il leader grillino Giuseppe Conte (che oggi, tra l’altro, sarà alla kermesse di Manduria) parla di settembre, toccherà allora aspettarli? «Parlare non fa mai male», aggiunge sempre Manfredi che cita i temi principali da inserire a suo avviso nel programma di governo del centrosinistra: «La sanità, la casa e la necessità di rimettere in moto la crescita del Paese con formazione ed un piano industriale». E per farlo basta «ascoltare i sindaci, i presidenti delle regioni e le maggiori associazioni». Poi mettere in piedi un momento programmatico: «Serve assolutamente sì. E chi ha la responsabilità di leader deve attivare tutto questo percorso». Infine un ultimo passaggio è sulle preferenze: «Serve reintrodurle. Perché oggi c’è troppo distacco tra la rappresentanza a Roma rispetto ai sentimenti e alle necessità che ci sono sui territori. E il ritorno alle preferenze può essere uno strumento utile per un riavvicinamento». Non è il solo a chiederlo nel centrosinistra. «Credo che le preferenze siano importanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento che magari saranno più legati al territorio, cosa che accade per esempio quando si va a votare per le amministrative o per le regionali o per le Europee», ha spiegato qualche ora prima, sempre qui, il presidente dem della Puglia Antonio Decaro. «L’unico caso in cui non ci sono le preferenze nel nostro Paese sono le politiche, forse - aggiunge un po’ perfidamente Decaro - per dare la possibilità ai leader di partito di potersi scegliere chi andrà in Parlamento e chi no». E niente ipotesi, almeno per ora, di correre per possibili leadership. Che siano di partito o primarie di centrosinistra. Lo esclude categoricamente Decaro: «Mi occupo della mia regione, faccio il presidente di Regione e continuerò a farlo». Ma anche lui è pronto ma dalla sua postazione. «Darò una mano, magari per quello che posso, alla coalizione dei progressisti, però - conclude - io faccio il presidente della Puglia».










