Una delibera di indirizzo che indichi i paletti con cui definire le eventuali nuove ordinanze o un regolamento quadro per tutta la città. E che mandi in soffitta le ordinanze vigenti che sembrano non convincere proprio nessuno. Questo l’obiettivo che si è data ieri la maggioranza in una riunione a palazzo San Giacomo con il sindaco Gaetano Manfredi. Ora sta ai consiglieri comunali trovare la quadra per approvare la delibera in consiglio comunale. L’idea è quella di definire orari meno stringenti. In particolare per la vendita d’asporto che è quella che sta creando maggiori disagi ai commercianti, anche interpretativi. Tra i ragionamenti in corso c’è quello di posticipare a mezzanotte (invece che alle attuali 22,30) il divieto di vendere all’esterno del locale. E anche di prolungare gli orari di attività in particolare nel fine settimana. Ma la maggioranza deve ancora limare il testo. L’obiettivo è di portare la norma se non nella prossima riunione del Consiglio comunale almeno in quella successiva.

La situazione Per capirci qualcosa è necessario fare un passo indietro. Partendo dal contenzioso giuridico in corso tra il Comune e i gruppi di residenti. Il Municipio è già stato condannato dal Tribunale a risarcire i residenti di alcune aree del Centro storico per 1,2 milioni. E a settembre è prevista l’udienza per la causa intentata da 49 residenti di Chiaia. Proprio dopo le sconfitte in Tribunale, il Municipio ha provato a sopperire alla carenza di disciplina della materia intervenendo con alcune ordinanze stringenti per l’attività dei commercianti. L’ultimo «modello» di ordinanza è stato applicato prima nella zona di piazza San Domenico Maggiore e Largo Giusso. Esteso a fine maggio anche nel quadrilatero di vico Quercia e alla zona di piazza del Gesù, sempre al centro storico. E anche ai baretti di Chiaia. Cosa prevedono le ordinanze? Chiusura dei locali entro l’1 dalla domenica al giovedì. Ed entro le 2 il venerdì e il sabato. Il limite maggiore, però, è dato dal divieto di vendita da asporto a partire dalle 22,30. Un’ordinanza contro cui cinque locali di Chiaia hanno presentato un ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo, proprio in queste ore, ha respinto l’istanza di sospensione immediata e ha fissato la Camera di Consiglio il 7 luglio. Il bilancio Le prime settimane di applicazione delle ordinanze hanno portato a lamentele su tutti i fronti. I residenti fanno notare, anche con i video sui social, come anche oltre le 2 ci sia caos in strada. «L’ordinanza non risolve il problema e noi continuiamo a chiederci perché possiamo provare a riposare solo dopo le 2:30 di notte», scrive ad esempio il comitato Chiaia Viva e Vivibile. Ma anche i commercianti fanno notare, attraverso alcuni video, come la presenza dei ragazzi in strada prosegua anche con la chiusura delle attività. Inoltre sia Confcommercio, con il presidente provinciale Massimo Di Porzio, che l’avvocata Roberta Valmassoni, legale di alcuni locali del centro storico e di Chiaia, fanno notare come sul concetto di vendita d’asporto sono necessari alcuni chiarimenti: «se un cliente acquista una consumazione al banco e successivamente decide di uscire dal locale, cosa deve fare il commerciante per impedirne l’uscita?». La riunione Insomma, le ordinanze non convincono. E anche in maggioranza ci sono molte perplessità. Ma l’unica strada è quella di una delibera quadro che disciplini la materia. Già alcune settimane fa una bozza di delibera era stata portata in Consiglio ma l’aula non trovò l’intesa. Così la commissione Legalità presieduta da Pasquale Esposito (Pd) ha portato avanti le audizioni con comitati di residenti, esponenti dei commercianti e dei giovani. Lavoro su cui si è concentrato anche l’incontro che si è tenuto ieri al secondo piano di Palazzo San Giacomo, a cui hanno partecipato, oltre al sindaco anche l’assessora Teresa Armato (che ha la delega ai rapporti con il Consiglio oltre che quella alle attività produttive) e i capigruppo della maggioranza. Nel corso del vertice, inoltre, si è deciso di rilanciare anche lo strumento della Consulta della notte come luogo di confronto tra i residenti, i commercianti e anche i giovani per provare a gestire un fenomeno di difficile soluzione.