di
Tommaso Labate
Dallo stop di Prodi al «basta tabù» di Schlein. E il M5S si «spacca»
Per sintetizzare al massimo, partendo dalla sinistra e andando lentamente verso il centro, tra le due sponde del Campo largo che sembrano sempre più lontane di quanto magari non siano davvero, forse: ci sono i favorevolissimi (Avs tendenza Angelo Bonelli) e i favorevoli (Avs tendenza Nicola Fratoianni), quelli che «non può essere più un tabù» (Pd tendenza Elly Schlein) e quelli che «però ci fa perdere le elezioni» (Pd tendenza Romano Prodi), quelli che ora no (5 Stelle tendenza Giuseppe Conte) e quelli che invece sì (5 Stelle tendenza Chiara Appendino), quelli che giammai (Matteo Renzi, Italia viva), quelli del «dipende» (Ernesto Maria Ruffini) e, arrivati in extremis, pure quelli del «non parliamone più» (Alessandro Onorato al battesimo di Impegno civico, ieri l’altro).
L’eterno dibattitoSemi-rovesciamento clamoroso della vecchia storiella della Sora Camilla («Tutti la vogliono, nessuno se la piglia»), il dibattito sulla patrimoniale nessuno lo vuole ma basta un niente perché se lo piglino un po’ tutti, attaccato come un chewing-gum sotto una scarpa, in un centrosinistra che così ripiomba — all’alba di quella che è l’ultima estate prima delle prossime elezioni politiche — dentro una delle sue più antiche ossessioni: quella sulla tassa che divide al solo nominarla, prima che ci si possa chiedere chi tassare, come e quanto farlo, dove e magari persino perché.













