Il viaggio in terra irpina, inizia a Gesualdo, paesino noto per aver ospitato, nel tardo Rinascimento, il principe Carlo Gesualdo che uccise moglie e amante, colti in flagrante, e si ritirò nel castello dove trascorse tutta la vita componendo numerosi, nostalgici, madrigali. Qui troviamo La Pergola, gestita dalla cuoca-architetto Franca De Filippis, che negli anni ’90 scelse di tornare alle sue radici e riprendere in mano l’ex circolo Arci gestito dai genitori. Alla sua tavola è possibile gustare la tipica maccaronara irpina, il tradizionale spaghetto quadrato a base di acqua e semola, tirato al mattarello rigato e condito con sugo di maiale o, in inverno, la paparotta, una polenta grezza arricchita con cipolla novella e peperone crusco, anche se il suo piatto del cuore è il cosciotto di agnello laticauda cotto quattro ore nel fieno, una ricetta dei tempi del Principe.
Proseguiamo per Grottaminarda, luogo di transumanza, regno della carne, e di Rocco Caggiano, macellaio-ristoratore, che ha trasformato un’ex dogana aragonese del ‘400 in un tempio del fuoco. Sì perché qui non c’è cucina, non esistono fornelli, forni o induzioni; dall’antipasto al dolce, tutto passa solo ed esclusivamente sulle braci, e le carni (podoliche, marchigiane, frisone, angus), che lui seleziona sul territorio e poi matura nelle sue celle, qui trovano giustizia. Ma anche il vegetale esulta: imperdibili i suoi paccheri cotti alla brace conditi con ragù di peperoni. Da segnalare la bottega dei prodotti interna al ristorante.









