A Berlino che tifo c’è
di Giorgia Bernardini
Per me il computo delle stagioni estive ha sempre tenuto conto dell’alternanza fra quelle in cui ci sono i Mondiali o gli Europei di calcio e quelle in cui no. Da quando sono nata, a un’estate di notti magiche passate davanti al televisore con una bevanda in mano ne segue una in cui mi sento un po’ orfana senza le serate di tifo tutte giù in piazza con la maglia azzurra trafugata dall’armadio di qualcuno. Da quando ormai 15 anni fa mi sono trasferita a Berlino, ho iniziato a mappare la città anche attraverso i bar o i teloni dei proiettori montati in mezzo alle piazze in cui sono andata a vedere i Mondiali e gli Europei. Spesso la mia fissazione mi ha spinta a presentarmi da sola con uno sgabello portato da casa per prendere comodamente posto in mezzo a folle di tedeschi. Sono sempre quella maglia azzurra in mezzo a gruppi vestiti di bianco con i bordini neri. E continuerò a esserlo anche quest’anno, imperterrita, anche per un Mondiale senza gli Azzurri per la terza volta di fila in 12 anni.
Per chi tiferò? Me lo sono domandata spesso da quando l’Italia è stata eliminata dalla Bosnia Erzegovina. Ho preso in considerazione la Turchia, l’Iran, il Portogallo e persino la Germania. Ma è il mio corpo a opporsi a quest’ultima opzione: non riesco a tifare per una Nazionale che per anni è stata diretta avversaria dell’Italia in semifinali e finali di Mondiali ed Europei. È inutile raccontarsela: guardare una partita senza la stretta allo stomaco svuota le notti dei Mondiali di una parte di fascino. Ma oltre al calcio giocato c’è una parte di rito che ho bisogno di continuare a rispettare. Senza, mi sembra che l’inizio dell’estate sia incompleto. Tirerò comunque fuori la maglia azzurra dal cassetto, scambierò per ore messaggi in chat di commento sui risultati o su certi gol, scrollerò Instagram alla ricerca di foto che ritraggono i calciatori in gesti atletici sensazionali. Imparerò nomi di atleti che non avevo mai sentito, conoscerò altri tifosi a cui chiederò da accendere rigorosamente a gioco fermo. E magari, nella continuazione del rito, a un certo punto mi scoprirò anche simpatizzante per un’altra Nazionale che tornerà a farmi provare anche un po’ di gioia nel tifo.











