di Alessia Calzolari

Uno studio dell’Università di Padova ha trovato cariche batteriche significative in oltre metà dei frigoriferi domestici esaminati. Ecco i punti più critici, come igienizzarli e dove andrebbero conservati gli alimenti per ridurre i rischi di contaminazioni

L'organizzazione Mondiale della Sanità non ha dubbi: ogni anno, mediamente, tra il 30 per cento e il 35 per cento della popolazione mondiale è colpito da intossicazioni alimentari: nausea, vomito, problemi intestinali che talvolta possono degenerare e che, nella maggior parte dei casi, derivano da una cattiva gestione del cibo, in particolare dal modo in cui è conservato in casa. Sotto la lente di ingrandimento, in primis, il frigorifero.A provarlo diversi studi. In particolare, nel 2024, aveva fatto scalpore una ricerca dell’Università di Padova su 293 frigoriferi domestici secondo cui in oltre la metà di questi conteneva significative quantità di batteri, soprattutto sul fondo (63 per cento), oltre che sulle pareti (39 per cento). Non di rado venne riscontrata persino della salmonella, responsabile di un'infezione che interessa l'apparato gastrointestinale e che deriva soprattutto da uova e carne cruda di pollo. Tra gli altri, stafilococco che può portare a forti mal di testa. In frigorifero, però, c’è anche il rischio che si diffondano allergeni potenzialmente pericolosi per i soggetti sensibili. Pensateci: un vasetto di burro di arachidi si capovolge e fa finire il contenuto in una ciotola scoperta piena di mousse che poi finisce nello stomaco di un allergico. Fatalità? Estremizzazione? Ci sta, ma può capitare. Un motivo in più per conservare correttamente gli alimenti. E per monitorare con costanza il frigorifero: da trattare in toto una volta al mese per una pulizia ordinaria, dalle due alle quattro volte l’anno per una pulizia profonda.