di
Giuseppe Di Bisceglie
In molti aderiscono all'iniziativa contro l'autore israeliano. La manifestazione in programma a luglio tra Polignano a Mare e Vieste
Non è più soltanto una presa di posizione dell’associazionismo pacifista e filopalestinese. Con il passare dei giorni, l’appello che chiede di riconsiderare la partecipazione dello scrittore israeliano Eshkol Nevo alla venticinquesima edizione del Libro Possibile, in programma a luglio tra Polignano a Mare e Vieste, sta raccogliendo adesioni che ne ampliano il peso politico, culturale e simbolico, trasformando quella che poteva apparire una contestazione circoscritta in un vero e proprio caso pubblico attorno a uno dei più importanti festival letterari italiani.
L’appello, indirizzato al presidente della Regione Puglia, al sindaco di Polignano a Mare e agli organizzatori della manifestazione, nasce dalle osservazioni sulla guerra in corso a Gaza e dall’allargamento del conflitto in Medio Oriente. Ma il tema di fondo investe il ruolo della cultura di fronte alle tragedie contemporanee e il rapporto tra libertà artistica, responsabilità pubblica e testimonianza morale. A rendere più rilevante l’iniziativa è soprattutto il profilo dei sottoscrittori. Tra loro figurano Laura Marchetti, antropologa, docente universitaria ed ex sottosegretaria all’Ambiente; Giovanna Iacovone, vicesindaca di Bari; Manuel Minervini, neo eletto sindaco di Molfetta; Vito Micunco, esponente della Rete dei comitati per la pace di Puglia; Luisa Centrone, del Coordinamento Molfetta per la Palestina e sorella di Domenico Centrone, il volontario pugliese detenuto in Libia.Accanto agli amministratori e agli esponenti del mondo culturale compaiono anche autorevoli rappresentanti della Chiesa come don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi, e soprattutto padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.










