Manca una manciata di minuti al fischio d’inizio di Haiti-Nicaragua, fase finale di qualificazione della Confederazione calcistica di Centro America e Caraibi: di fatto è uno spareggio, chi vince stacca il pass per gli Stati Uniti. Duckens Nazon, centravanti, capitano e leader riconosciuto della nazionale caraibica, prende la parola: «Ci sono persone che non hanno niente in tasca, che contano su di noi. Possiamo farle sorridere, farle piangere di gioia. Diamo loro almeno questo. Non hanno niente, ragazzi». Poche parole in grado di scuotere l’anima calcistica di una formazione che, forse più di ogni altra delle 48 partecipanti a questo Mondiale extralarge, esprime il significato più profondo di nazione.

Anche se solo uno dei 26 giocatori convocati, il 23enne centrocampista Carl Sainté, che gioca negli Stati Uniti, a Phoenix, è nato ad Haiti. Anche se Sebastien Migné ad Haiti non ci ha mai messo piede da quando, nel 2023, è diventato il commissario tecnico, dopo aver guidato da assistente allenatore il Camerun a Qatar 2022. Anche se Les Grenadiers dal 2021 non hanno nemmeno un posto dove giocare, in una nazione dilaniata dalla povertà, dopo il disastroso terremoto del 2010, dall’instabilità politica e dalla guerra civile, successiva all’omicidio del presidente della Repubblica Jovenel Moïse, che ancora insanguina le strade di Port-Au-Prince.