L'Italia sull'AI si appresta a diventare "la prima nazione che si dota di una disciplina normativa nazionale organica in materia di intelligenza artificiale". Parola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a latere del Consiglio dei Ministri che ha approvato in esame preliminare (vale a dire non in forma ufficiale, e senza che vi siano dei testi consultabili) due decreti legislativi attuativi della legge n. 132/2025 sull'intelligenza artificiale. Non si tratta ancora di norme in vigore, i testi passeranno alle commissioni parlamentari, alla Conferenza delle Regioni e alle autorità di garanzia prima dell'approvazione definitiva, ma il pacchetto inizia a delineare con sufficiente chiarezza come l'Italia intenda regolare, nei settori più sensibili, l'uso dei sistemi di AI. Con diverse ripercussioni in materia di lavoro, formazione, forze di polizia e molto altro.Cosa dice il decreto in materia di lavoroIl primo provvedimento è il più trasversale. E sul fronte del lavoro, introduce un divieto esplicito, oggettivamente importante: nessuna decisione che incida sul rapporto di lavoro (assunzioni, sanzioni disciplinari, licenziamenti) potrà essere adottata esclusivamente da un sistema automatizzato, tramite i famosi algoritmi. Per situazioni così delicate per la vita dei lavoratori dovrà sempre intervenire una persona fisica con potere decisionale e ogni licenziamento adottato in violazione di questa regola sarà dichiarato nullo.La ministra del Lavoro Marina Calderone, nella conferenza stampa post Cdm, ha sottolineato che la norma non blocca l'uso dell'AI nei processi aziendali, ma “ne definisce il perimetro costituzionalmente compatibile”. Restano da verificare, nella pratica, i margini di applicazione: per esempio come stabilire quando una decisione sia stata presa "esclusivamente” da un algoritmo, e non semplicemente avallata da un responsabile delle risorse umane che ha letto un output? Il rischio è che sia un problema interpretativo che si troveranno a risolvere soprattutto i tribunali.Cosa cambia per la scuola, l'università e la pubblica amministrazioneIl decreto interviene anche sulla formazione, con misure che coprono scuola, università, pubblica amministrazione, sanità e professioni. Nella scuola, l'AI entra nei programmi del secondo ciclo e nell'educazione civica; sono previsti 200 milioni di euro complessivi per la formazione dei docenti, metà destinati all'uso didattico degli strumenti e metà alla gestione dei rischi e degli aspetti etici. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha parlato di “risultati positivi dalle prime sperimentazioni” con assistenti virtuali nelle classi, precisando che avrebbero mostrato miglioramenti negli apprendimenti rispetto ai metodi tradizionali. Dati che tuttavia non sono stati resi pubblici nel dettaglio. Per medici e professionisti sanitari, la formazione sull'AI diventa obbligatoria nell'Ecm, il programma nazionale di educazione continua in medicina; per gli ordini professionali, i regolamenti interni vanno adeguati entro sei mesi.Sul piano della responsabilità, il decreto introduce nel codice penale l'articolo 437-bis, secondo cui è punibile chi omette le misure di sicurezza o altera il funzionamento di sistemi di AI ad alto rischio quando ne derivi un pericolo concreto per la vita, l'incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato. La punibilità per la forma colposa è circoscritta alla colpa grave. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che la norma “non risponde a una logica pan-penalistica, ma vuole colmare i vuoti di tutela che l'evoluzione tecnologica ha aperto”.La stretta sui deepfakeSeparata, ma collegata, la misura sui deepfake, ovvero la pratica di falsificare video e audio per orientare decisioni economiche, compromettere carriere e falsificare l’informazione. La normativa, che di fatto supera a destra le diverse proposte di legge già presentate in Parlamento, introduce un nuovo reato con sanzioni fino a cinque anni per la diffusione di immagini e audio generati artificialmente senza consenso. “Non è assolutamente consentibile a nessuno giocare con la dignità delle persone”, ha dichiarato il sottosegretario all'Innovazione Alessio Butti, che ha anche rivendicato la scelta strategica alla base dell'intero pacchetto: “Abbiamo deciso di non inseguire l'intelligenza artificiale, ma di governarla”.Il decreto su sicurezza pubblica e governanceIl secondo provvedimento, quello più sensibile, disciplina l'uso dell'IA da parte delle forze dell'ordine. Sul riconoscimento biometrico in tempo reale, il testo segue da vicino le eccezioni previste dall'AI Act: l'uso è ammesso solo per minacce gravi alla sicurezza pubblica, ricerca di persone scomparse e contrasto alla tratta di persone. In questi casi sarà richiesta l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, o del pubblico ministero nei casi d'urgenza, con successiva convalida, e l'impiego avrà un limite temporale di quindici giorni, prorogabile con motivazione; sarà inoltre vietato usare banche dati costruite con scraping (la ricerca di informazioni online) non mirato dal web.Per il riconoscimento facciale a posteriori, invece, la tecnologia potrà essere attivata solo dopo la commissione di un reato, su documentazione video-fotografica e sulla base di elementi oggettivi e verificabili: nessuna decisione pregiudizievole potrà fondarsi unicamente sull'output del sistema. In entrambi i casi sono previsti log non modificabili, valutazione d'impatto sui diritti fondamentali e notifica al Garante della privacy. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che “non c'è nessun grande fratello generalizzato”, ma anche qui la valutazione dipende in larga misura da come le deroghe verranno interpretate nella pratica operativa: le eccezioni al divieto generale di identificazione biometrica, per quanto tassative sulla carta, sono categorie che lasciano un certo margine di discrezionalità alle forze di polizia nella valutazione della "gravità" della minaccia. Ma soprattutto, la domanda rimasta per ora inevasa è: chi conserverà e gestirà il database di immagini raccolte? Sarà un ente pubblico o il tutto potrà essere gestito anche da privati, magari stranieri?Dalla teoria alla pratica, sull'AIPer quanto riguarda la governance, AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale, è designata autorità di notifica e Acn, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, autorità di vigilanza del mercato, con funzione di punto di contatto unico verso le istituzioni europee. I decreti pre-approvati ieri coprono insomma molti dei nodi più urgenti, ma in attesa di poterli leggere lasciano fuori alcune aree rilevanti: non c'è ancora, per esempio, una disciplina organica sull'uso dell'AI nei media e nell'informazione, né norme specifiche sulla trasparenza degli algoritmi usati nelle decisioni amministrative.Anche se secondo Massimiliano Masnada, uno degli avvocati più specializzati in Italia nel campo della privacy e protezione dei dati, “con questi decreti l’Italia passa dalla stagione dei principi a quella della sostanza: l’AI Act smette di essere solo Bruxelles e diventa autorità competenti, sanzioni, ispezioni, sandbox e responsabilità. Il messaggio è chiaro: ora si inizia a fare sul serio e non si potrà più improvvisare”.