"Dobbiamo renderci restauratori di umanità". Vedere l’umanità come un’opera d’arte. A creare questa metafora è il direttore della Caritas diocesana, don Enzo Capitani, che ha spiegato come sia importante ristabilire e rivedere il significato stesso di umanità. In un incontro che ha visto l’ingresso nel progetto di nuove realtà. Il concetto, estrapolato da Capitani durante la firma del protocollo per il progetto "Abitare la notte", che vede capofila appunto la Caritas Diocesana, è rivolto ai senza fissa dimora che abitano nella città grossetana e che ha visto l’adesione di altre tre associazioni, rispetto alle sei fondatrici. Così si aggiungono al tessuto solidale del progetto notturno (ma non solo) il comitato di Grosseto della Croce Rossa Italiana, la sezione alta maremma della Racchetta e l’ordine francescano secolare di S.Lucia di Grosseto. Tutto ha inizio nel 2023 per aiutare chi abita la notte, poi mano a mano, il progetto sta allargando ‘la maglia’, incrementando le uscite serali al tal punto da coprire tutti i giorni della settimana ed attivando settimanalmente il servizio sanitario con l’ambulatorio mobile della Misericordia per screening e prevenzione per le circa trenta persone incontrate, che presentano ovviamente una fragilità economica, fisica con patologie e psicologica nelle oltre 22 zone grossetane pattugliate la sera. Infatti, con più forze concrete e realtà aderenti, nel 2025 è stato registrato un incremento del 65,5% dei pasti rispetto al 2024, ed i volontari hanno consegnato 7513 mila piatti caldi e per quest’anno c’è già una proiezione di crescita del 33% rispetto allo scorso anno con già 4188 pasti dati in cinque mesi. Schiacciante il dato delle medie dei pasti mensili: lo scorso mese sono stati consegnati oltre 33 piatti, e si parla di inizio estate. Quindi significa, che i senza fissa dimora non diminuiscono con la bella stagione. "Tra i nostri impegni - dice Marco Costanzo di Cri - c’è il favorire il miglioramento della qualità della vita. Siamo contenti di aderire". "Vogliamo essere di buon esempio per le nuove generazioni- afferma Michela Borsò di ‘La Racchetta’- perché dobbiamo pensare ai più deboli senza porci interrogativi sul loro personale". "Volevamo fare qualcosa sul territorio- dice Sonia Fastelli, ministra della fraternità di S.Lucia- ed abbiamo coinvolto la fraternità per pregare ed operare". Lunedì ci sarà il convegno alle 17 al polo universitario "Oltre la strada: chi sono i senza tetto a Grosseto. Storie, numeri e volti di chi vive ai margini della città". A concludere, Don Enzo. "Non parliamo di rete, ma di tessuto sociale che è rotto, infatti serve una trama. Torniamo umani". Quindi, metaforicamente si può dire che i volontari devono essere abili sarti di umanità.