di
Paolo Foschini
La strage di Amendolara e le risposte del non profit sul caporalato: dal progetto «Campagne aperte» sostenuto da Fondazione con il Sud alle esperienze come «Dambe So» (Casa della Dignità) di Mediterranean Hope - Fcei. L'operatore Francesco Piobbichi: «Le buone pratiche devono diventare sistema»
Non è che sia impossibile. Anzi. Forse a far rabbia è proprio che le esperienze non solo positivamente etiche ma soprattutto efficaci contro caporalato e sfruttamento non solo esistano ma funzionino eccome: vedi il progetto Dambe So (in lingua bambara «Casa della dignità» a San Ferdinando, con un ex albergo ristrutturato da Mediterranean Hope – Fcei) che accoglie cinquanta persone per 90 euro al mese di affitto, con corsi di italiano, autogestione della struttura, eventi culturali. «Il punto è – sintetizza Francesco Piobbichi, operatore del progetto stesso - che queste esperienze non diventano sistema. Storie bellissime, ma eccezioni: come se il sistema lo volesse di proposito, il mantenimento dell’emergenza». Emergenza che dura da quarant'anni, se vogliamo partire dai primi fatti che trasformarono il lavoro nei campi in cronaca nera. Fino al rogo di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove il primo giugno sono stati bruciati vivi gli afgani Ullah Ismat Qiemi (19 anni), Safi Iayjad (27), Amin Fazal Khogjani (28) e il pakistano Waseem Khan (29): uccisi per avere chiesto di essere pagati. Eppure se uno va a contarle, le eccezioni di cui sopra, non sarebbero neanche pochissime. Così il progetto Campagne Aperte - laboratorio di «pratiche territoriali» sostenuto da Fondazione con il Sud e promosso dal Cric (Centro regionale di intervento per la cooperazione) in partnership con diverse realtà - si è tradotto non solo nel percorso abitativo di cui si è detto con Mediterranean Hope - Fcei ma anche nei tirocini lavorativi e i contratti realizzati con Nuvola Rossa e Arci Reggio Calabria, oltre ai workshop sul diritto del lavoro per 150 persone, ai mille giubbotti catarifrangenti cuciti dalla cooperativa di rifugiate di Camini per chi si muove in bici sulle strade buie della Piana, alle 800 persone assistite da Medu (Medici per i diritti umani) e altro ancora.









