HomePesaroCronacaCaritas cerca “sostenitori“ di storieCercasi sostenitori per far diventare reali… tante storie. È giunto alla fase finale il progetto della Caritas urbinate “Raccontami una...Il direttore di Caritas, FedrighelliRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciCercasi sostenitori per far diventare reali… tante storie. È giunto alla fase finale il progetto della Caritas urbinate “Raccontami una Storia“, concorso di racconti e illustrazioni dedicato agli oratori diocesani e ai licei di Urbino, avente per tema la memoria storica del lavoro, il senso del sacrificio, quella sapienza antica che negli anni ha saputo trasformare la fatica in dignità e le idee in realtà produttive. Il patrimonio di esperienze e di valori che ha decretato la crescita delle nostre comunità è la base di confronti e interviste ai nostri anziani da parte dei giovani partecipanti, che hanno raccolto storie e vicende della laboriosità di un tempo. Già gli elaborati sono nelle mani della giuria che dovrà valutarli ma, in attesa della premiazione finale, c’è ancora qualcosa che manca.

"Confidiamo che aziende e imprese sostengano questa iniziativa – è l’appello del direttore della Caritas diocesana Luigi Fedrighelli –: per un’azienda radicata nel territorio, decidere di adottare e sostenere questo progetto non significa semplicemente aderire a una formale iniziativa di sponsorizzazione o adempiere a un puro dovere di responsabilità sociale. Significa, in modo molto più profondo, investire sui valori fondanti del fare impresa e riconoscere che l’economia non è fatta solo di numeri, ma di persone, di relazioni e di storie. Le testimonianze che i ragazzi hanno raccolto e trasformato in testi e illustrazioni parlano di un’Italia e di un tessuto locale che sono cresciuti grazie alla cultura del fare, alla resilienza e alla consapevolezza che ogni traguardo solido si raggiunge solo attraverso l’impegno costante. Un’impresa lungimirante sa bene che l’innovazione non nasce mai dal nulla, ma cammina sempre sulle spalle della tradizione; unire l’esperienza e la memoria di chi ha speso la vita nei campi, nelle botteghe o nelle fabbriche all’energia, alla freschezza e alla creatività dei ragazzi significa innescare un circuito virtuoso di ascolto e rispetto reciproco".